EPPO E INDAGINI DIFENSIVE: VERSO UNA GIUSTIZIA EUROPEA CONDIVISA – Milano, 9 dicembre 2025 – Sala Eligio Gualdoni, Palazzo di Giustizia

EPPO E INDAGINI DIFENSIVE: VERSO UNA GIUSTIZIA EUROPEA CONDIVISA – Milano, 9 dicembre 2025 – Sala Eligio Gualdoni, Palazzo di Giustizia All’interno della splendida cornice del Tribunale di Milano si è svolto il convegno“Dal Foro Nazionale allo Spazio Giudiziario Europeo – Le indagini difensive nell’era della EPPO tra sfide ed opportunità” è stato una formidabile occasione di confronto tra colleghe e colleghi del Foro di Milano e di altri fori italiani, uniti da un comune interesse: rafforzare il dialogo tra avvocatura e istituzioni Europee. I lavori sono stati aperti dai saluti del Presidente dell’Ordine di Milano l’Avv. Antonino La Lumia e dal Vice-Presidente dell’Osservatorio Procura Europea Avv. Francesco Leone che che hanno sottolineato l’importanza di considerare la Procura Europea una fondamentale opportunità di crescita professionale per l’avvocatura. I lavori dell’evento si sono articolati in due sessioni, una mattutina e una pomeridiana, che ha seguito un filo logico preciso: La sessione mattutina è stata dedicata alla genesi, struttura e competenze della Procura Europea (EPPO), all’articolazione delle garanzie difensive nei procedimenti innanzi la Procura Europea, ed all’illustrazione – con attenzione a tutti i passaggi normativi – del modello delle indagini difensive italiano quale possibile best standard europeo in tema di parità delle armi con interventi di grande spessore giuridico, tra tutti quello del prof. Lucio Camaldo dell’Università degli Studi di Milano (ordinario della cattedra di procedura penale). La sessione pomeridiana ha costituito lo spazio di approfondimento di tali tematiche, a partire dalle implicazioni del legal privilege nelle indagini difensive nell’interesse di privati e nelle indagini interne alle aziende, a cura dell’avv. Cesare Capuzzo, del foro di Milano, continuando con un’analisi comparata sulle investigazioni difensive consentite in altri paesi europei, temi sempre più centrali nel sistema delle cooperazioni giudiziarie transnazionali. Particolarmente stimolante è stato il panel con il Procuratore Europeo Delegato, Dott. Gaetano Ruta, in cui si è approfondita la differenza tra “competenza” giurisdizionale e “attribuzioni” in materia investigativa dell’EPPO, sfiorando il dibattito cruciale sull’eventuale estensione delle competenze materiali dell’EPPO in futuro. Il convegno ha visto la partecipazione dei componenti dell’Osservatorio EPPO nella persona del Presidente Avv. Gianluca Pipitone, del Foro di Palermo e, quali coordinatori, dei membri del direttivo Avv. Sonia Somacal, del foro di Belluno, ed Avv. Matteo De Meo, del foro di Vicenza ed è stato organizzato grazie -tra gli altri- dell’apporto del collega Avv. Alessandro Mazzone, del Foro di Milano, membro dell’Osservatorio EPPO e componente dell’OCF, e dalla collega Avv. Irene Lepre, del Foro di Napoli, coordinatrice del Comitato tecnico-scientifico dell’Osservatorio, i cui interventi si sono focalizzati sulle prospettive che le indagini difensive offrono all’implementazione delle garanzie difensive nei Paesi aderenti ad EPPO. Il convegno si inserisce nel fitto catalogo di attività dell’Osservatorio EPPO, nato per includere l’avvocatura e i commercialisti in un percorso di studio, partecipazione e crescita collettiva sulle tematiche di maggior interesse nel panorama normativo europeo. È già prevista una replica del convegno a Napoli il 9 gennaio 2026, e siamo fiduciosi che, alla luce dell’interesse crescente, potrà presto prendere forma anche un terzo appuntamento formativo a Bruxelles, cuore delle istituzioni europee. Le procedure innanzi la Procura Europea e le indagini difensive in ambito europeo, infatti, saranno sempre più centrali nei prossimi anni, e necessitano di un confronto stabile tra giuristi, accademici e istituzioni. L’Osservatorio EPPO vuole continuare ad essere luogo di elaborazione, proposta e scambio. Solo da un confronto continuo potrà nascere una vera giustizia europea condivisa, capace di coniugare efficienza, cooperazione e piena tutela dei diritti fondamentali. L’Osservatorio è aperto alla partecipazione di tutti gli avvocati ed i dottori commercialisti interessati all’approfondimento ed alla formazione di tali tematiche. Per informazioni è possibile consultare il sito dell’osservatorio: https://www.osservatorioprocuraeuropea.com Condividi: Articoli Recenti
Avv. Alessandro Mazzone entra a far parte dell’Organismo Congressuale Forense (OCF) – Approvata la mozione sulla Carta dei Diritti Procedurali EPPO

Avv. Alessandro Mazzone entra a far parte dell’Organismo Congressuale Forense (OCF) Avv. Alessandro Mazzone entra a far parte dell’Organismo Congressuale Forense (OCF) Avv. Alessandro Mazzone entra a far parte dell’Organismo Congressuale Forense (OCF) Avv. Alessandro Mazzone entra a far parte dell’Organismo Congressuale Forense (OCF) Avv. Alessandro Mazzone entra a far parte dell’Organismo Congressuale Forense (OCF) Un nuovo incarico di prestigio per il membro dell’Osservatorio Procura Europea (EPPO Observatory) L’Avv. Alessandro Mazzone, del Foro di Milano e membro dell’Osservatorio Procura Europea (EPPO Observatory), è stato eletto componente dell’Organismo Congressuale Forense (OCF), il massimo organo di rappresentanza politica dell’avvocatura italiana. L’elezione è avvenuta durante i lavori del XXXVI Congresso Nazionale Forense, svoltosi al Centro Congressi del Lingotto di Torino. Per quattro intense giornate, quasi duemila avvocati provenienti da tutta Italia si sono confrontati su giustizia, diritti e futuro della professione forense. Le decisioni del Congresso Nazionale Forense: approvata la mozione sulla Carta dei Diritti Procedurali EPPO Nel corso del Congresso è stata approvata la mozione n. 1703, che prevede importanti sviluppi in materia di giustizia europea, tra cui: Elaborazione di una Carta dei Diritti Procedurali EPPO, per garantire un sistema di tutele omogeneo nei procedimenti di competenza della Procura Europea; Introduzione di un meccanismo di controllo giurisdizionale trasparente e uniforme sulle attività investigative e coercitive dell’organo europeo; Promozione e diffusione del Portale Digitale EPPO per la Difesa, anche attraverso convenzioni con le istituzioni europee, come strumento tecnologico essenziale per assicurare l’effettività del contraddittorio e l’equilibrio tra accusa e difesa nel processo penale europeo. Il riconoscimento all’Osservatorio Procura Europea (EPPO Observatory) L’ingresso dell’Avv. Mazzone nell’OCF rappresenta un importante riconoscimento per l’attività dell’Osservatorio Procura Europea (EPPO Observatory), che continuerà a contribuire attivamente al dibattito nazionale e internazionale sui temi della giustizia europea, delle garanzie difensive e dei diritti fondamentali. Le dichiarazioni dell’Avv. Alessandro Mazzone «Accolgo questo incarico con grande senso di responsabilità e gratitudine – ha dichiarato l’Avv. Mazzone subito dopo la proclamazione – con l’orgoglio di far parte dell’eccezionale squadra di colleghe e colleghi, capitanata dall’ottimo Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Milano, Avv. Antonino La Lumia.In un momento di grandi trasformazioni per la giustizia e per la professione, l’avvocatura deve saper essere unita, moderna e capace di dialogare con le istituzioni senza perdere la propria indipendenza.Sarà mio impegno rappresentare al meglio le istanze dei colleghi lombardi, portando nelle sedi nazionali la concretezza e la passione che contraddistinguono il nostro lavoro quotidiano». Congratulazioni per il nuovo incarico Tutta l’associazione esprime complimenti e auguri all’Avv. Alessandro Mazzone per il prestigioso incarico all’interno dell’Organismo Congressuale Forense, certi che saprà rappresentare con competenza e dedizione l’avvocatura lombarda e nazionale. Condividi: Articoli Recenti
“The Role of the Court of Justice of the EU for Defence Lawyers” – Tre giorni di formazione a Trie

Dalla formazione all’aula della CGUE: un passo avanti per l’avvocato penalista europeo Tre giorni di formazione intensiva a Trier L’ERA Conference Centre di Trier ha ospitato per tre giornate il corso “The Role of the Court of Justice of the EU for Defence Lawyers”, dedicato a fornire strumenti pratici e conoscenze approfondite sul ruolo della Corte di Giustizia dell’Unione Europea e sulla cooperazione giudiziaria in ambito penale. I membri dell’Osservatorio sulla Procura Europea – Gianluca Pipitone, Irene Lepre e Fabio Calderone – hanno partecipato attivamente, cogliendo l’occasione per approfondire competenze, confrontarsi con colleghi provenienti da Stati membri e Paesi candidati e arricchire la propria pratica professionale con strumenti europei avanzati. Contenuti pratici e approfondimenti operativi Il programma del corso ha guidato i partecipanti attraverso tematiche concrete: i rinvii pregiudiziali, il mandato d’arresto europeo, l’ordine europeo di indagine e il principio del mutuo riconoscimento. I partecipanti hanno inoltre analizzato le più recenti pronunce della CGUE e le modalità di coordinamento con l’EPPO nelle indagini transfrontaliere, acquisendo strumenti immediatamente applicabili nella pratica professionale dell’avvocato penalista. Esperienza diretta alla Corte di Giustizia dell’UE Uno dei momenti più intensi ha avuto luogo a Lussemburgo, con la visita istituzionale alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Gli avvocati hanno assistito a un’udienza, dialogato direttamente con funzionari della Corte e seguito una presentazione dettagliata sul funzionamento dell’istituzione. Questa esperienza ha reso concreto il legame tra formazione e applicazione del diritto europeo, rafforzando la comprensione dei meccanismi decisionali e della giurisdizione comunitaria. Attestato ufficiale e riconoscimento professionale Al termine del corso, i partecipanti hanno ricevuto un attestato ufficiale, elemento fondamentale per costruire il profilo dell’avvocato penalista europeo. Questo titolo rappresenta non solo un riconoscimento formale della formazione acquisita, ma anche un passo concreto verso l’integrazione della pratica forense nazionale con le procedure europee, sempre più rilevanti nell’attuazione del diritto UE e nella cooperazione giudiziaria tra Stati membri. Ringraziamenti e prospettive future I partecipanti esprimono gratitudine agli organizzatori per aver creato un evento capace di unire formazione specialistica, confronto internazionale e visione europea della professione forense. L’esperienza a Trier conferma l’importanza della formazione continua per l’avvocato penalista, che oggi deve saper operare non solo nel contesto nazionale, ma anche in quello europeo, gestendo con competenza casi transfrontalieri e strumenti giuridici complessi. Partecipare a iniziative di questo livello permette di tradurre teoria e normativa in strumenti pratici, contribuendo a rafforzare la tutela dei diritti e l’efficacia della cooperazione giudiziaria internazionale. Condividi: Articoli Recenti
Progetto RINSE – Riflessione sull’allargamento dello spazio giudiziario Europeo

Progetto Rinse: riflessione sull’allargamento dello spazio giudiziario Europeo nell’ottica della sempre maggiore implementazione del principio di mutuo riconoscimento nella circolazione e reimpiego dei beni sequestrati Due intense giornate di confronto presso l’Archivio di Stato della Reggia di Caserta hanno ospitato il workshop del #RINSEProjectEU, dedicato alla circolazione dei provvedimenti di sequestro e confisca nello spazio giudiziario europeo. Un contesto di altissimo livello, che ha favorito il dialogo tra professionisti e istituzioni provenienti da Italia, Grecia, Belgio e Francia. Per i membri dell’Osservatorio Procura Europea, in particolare Gianluca Pipitone, Sonia Sommacal e Irene Lepre, la partecipazione al progetto ha rappresentato una straordinaria occasione di formazione professionale, oltre che un momento di approfondimento giuridico e confronto operativo con colleghi europei. Il workshop ha permesso loro di consolidare competenze nell’ambito della cooperazione giudiziaria e di riflettere criticamente sulle sfide concrete dell’attuazione del principio del mutuo riconoscimento. Particolare rilievo ha assunto l’intervento dedicato all’EPPO e alla recente sentenza della Corte di Giustizia UE nella causa C-281/22 condotto dal Dott. Lorenzo Salasar, che chiarisce il ruolo e le modalità di collaborazione tra il Procuratore Europeo Delegato titolare del caso e quello incaricato di prestare assistenza nelle indagini transfrontaliere. Secondo la Corte, gli articoli 31 e 32 del Regolamento EPPO mirano a semplificare la cooperazione giudiziaria tra Stati membri, sancendo l’accettazione dell’applicazione del diritto penale altrui, anche se differente dal proprio ordinamento nazionale. In sintesi, a parere della Corte, gli artt. 31 e 32 Regolamento EPPO sono stati introdotti allo scopo di agevolare e semplificare la cooperazione giudiziaria fra i paesi UE che, in tal modo, accettano “l’applicazione del diritto penale vigente negli altri Stati Membri, anche quando l’attuazione del proprio diritto nazionale porterebbe a una soluzione diversa”. Simbolicamente forte anche il luogo scelto per l’incontro: la provincia di Caserta, terra ferita dalla criminalità organizzata, ma al tempo stesso luogo di rinascita e legalità. Commovente il ricordo di Don Giuseppe Diana, la cui testimonianza di coraggio continua a ispirare l’impegno per una giustizia al servizio della comunità. Un sentito ringraziamento agli organizzatori per aver reso possibile un evento di così alto profilo, capace di coniugare formazione, memoria e cooperazione internazionale. Condividi: Articoli Recenti
L’EPPO apre un’indagine amministrativa su possibili illeciti commessi da un procuratore europeo Bulgaro

L’EPPO apre un’indagine amministrativa su possibili illeciti commessi da un procuratore europeo Bulgaro. Il 26 marzo 2025, la Procura Europea (EPPO) ha annunciato l’apertura di un’indagine amministrativa su un procuratore europeo di nazionalità bulgara. La decisione è stata presa dal collegio dell’EPPO, e il Procuratore Capo ha prontamente informato il Parlamento Europeo, il Consiglio dell’UE e la Commissione Europea. L’indagine riguarda possibili irregolarità commesse dal procuratore nell’ambito di un’inchiesta in corso condotta dallo stesso EPPO. La valutazione di questa vicenda, soprattutto per quanto riguarda l’indipendenza del procuratore coinvolto, è ora nelle mani del Parlamento Europeo, del Consiglio dell’UE e della Commissione Europea. È importante ricordare che i procuratori europei vengono nominati dal Consiglio dell’UE e che l’indipendenza è un requisito fondamentale sia al momento della loro nomina sia durante l’intero mandato. Proprio su questo principio l’EPPO ha voluto ribadire la sua posizione con una dichiarazione ufficiale: “L’indipendenza di tutti i nostri procuratori è uno dei valori fondamentali dell’EPPO, ed è essenziale per l’adempimento della nostra missione.” L’indagine in corso punta quindi a fare piena luce sulla vicenda, nel rispetto dei principi di trasparenza e imparzialità che guidano il lavoro dell’EPPO. Condividi: Articoli Recenti
Report EPPO 2024 – Visualizza & Scarica
Tesseramento EPPO Observatory 2025
Maxi frode fiscale da 1,3 miliardi: la Procura Europea smantella rete criminale internazionale. Meloni: ‘eccellente operazione della Guardia di Finanza’

Maxi Frode Fiscale da 1,3 Miliardi: La Procura Europea Smantella Rete Criminale Internazionale. Meloni: ‘Eccellente Operazione della Guardia di Finanza’ Maxi Frode fiscale transnazionale da 1, 3 miliari di euro scoperta dalla Procura Europea di Palermo: il Governo Italiano plaude il lavoro di EPPO. Giorgia Meloni: “Desidero esprimere il mio apprezzamento e ringraziamento alla Guardia di Finanza per l’eccellente operazione condotta contro una vasta frode all’IVA, estesa su diversi Stati dell’Unione Europea. Questo successo conferma la dedizione delle Fiamme Gialle e il fermo impegno del Governo nel contrastare l’evasione, una delle nostre massime priorità”. Ancora un’altra gigantesca indagine della Procura Europea metterebbe in luce una complessa frode, posta in essere attraverso schemi di evasione Iva, noti come frodi carosello, nel commercio di prodotti informatici e elettronici, attraverso l’utilizzo di 269 società fantasma, tra cui imprese situate in Olanda, Lussemburgo, Spagna, Repubblica Ceca, Slovacchia, Bulgaria e Romania, per un valore complessivo di fatture false emesse nel periodo 2022-2023 pari ad euro 1,3 miliari di euro. I numeri dell’indagine sono senza precedenti: 47 misure restrittive, 34 in carcere, 9 agli arresti domiciliari e 4 interdittive, sequestrati beni per un valore complessivo di € 520 milioni, 160 perquisizioni in 30 province Italiane. Mafia e camorra hanno partecipato attivamente a questo schema, investendo i profitti delle frodi in altre attività illecite e riciclando il denaro attraverso operazioni immobiliari e altri settori economici: tra gli esponenti coinvolti Tony Lo Manto, vicino ai clan di Brancaccio, che, intravedendo gli enormi guadagni del business, ne sono entrati a far parte fornendo provviste finanziarie e riciclando così il denaro sporco intascato con altre attività criminali. Condividi: Articoli Recenti Contattaci
La lotta europea al riciclaggio: in Italia ce ne siamo accorti?

La lotta europea al riciclaggio: in Italia ce ne siamo accorti? L’AMLA, Anti Money Laundering Authority, è l’Autorità Europea per la lotta al riciclaggio ed al finanziamento del terrorismo istituita con il recente Regolamento 1620/2024 del 31/5/2024 nell’ambito di un pacchetto di interventi di ampio respiro in materia attuato con la direttiva 1640/2024, relativa ai meccanismi che gli Stati Membri devono istituire per prevenire l’uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo e con il Regolamento 1624/2024 relativo alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario ai fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo . Si tratta di un nuovo, rilevante attore nel panorama europeo destinato ad operare a stretto contatto con la Procura Europea (EPPO) che, a dispetto dell’impatto che potrà avere nel c.d. penale finanziario, pare tuttavia passato paradossalmente in sordina, tenuto conto di quanto poco se ne è sinora discusso, quantomeno in Italia. La stessa creazione di tale Autorità dà la misura di come l’Unione Europea stia premendo sull’acceleratore della tutela dei propri interessi finanziari dai fenomeni di riciclaggio, tutela già affidata ad uno specifico mandato dell’EPPO a radicare la propria competenza ad indagare in materia (cfr. art. 4 della c.d. Direttiva PIF); ulteriormente rafforzata dall’istituzione – in seno ad essa, dal 2022 – dell’ARMLAB, vale a dire del Comitato consultivo per il recupero dei beni e in materia di riciclaggio, e soprattutto – nel 2015 – dall’istituzione delle FIU, Unità di Informazione Finanziaria indipendenti che operano a livello nazionale per raccogliersi ed analizzare le segnalazioni da parte dei soggetti obbligati relativamente a transazioni sospette, nonché dei dati trasmessigli dalle Autorità di Vigilanza (vd. La Banca d’Italia). L’AMLA si inserisce, pertanto, a chiusura di questo sistema di controllo, effettuando una supervisione diretta su enti creditizi e finanziari che operano in settori ad alto rischio ed indiretta – ma particolarmente incisiva – sulle attività delle Autorità di Vigilanza nazionali, potendo contare su di un variegato armamentario fatto di poteri decisionali vincolanti, di indirizzo ed ispettivi; possibilità di emanare sanzioni amministrative; possibilità di avvalersi del braccio operativo delle FIU nonché di un intenso coordinamento/ scambio di informazioni proprio con la EPPO. Di particolare interesse, il compito affidato all’AMLA di curare una banca dati aggiornata contenente tutta una serie informazioni finanziarie che avrà recepito per metterle a disposizione, in via riservata, alle autorità di vigilanza e ad altre autorità nazionali ed internazionali che operano nel settore finanziario. Con che risvolti, è ancora tutto da stabilire: specie a considerare che tali informazioni possono includere, addirittura, anche solo dei sospetti che siano state compiute operazioni di riciclaggio o che sia stato commesso un tale reato o che esista un maggiore rischio a tale riguardo in relazione ad un soggetto obbligato (cfr. art. 11 n.4, 2°co., del Regolamento AMLA) e che di esse, proprio perché rese in via riservata, non è dato ancora comprendere quale uso si possa/ non si possa fare. Altro aspetto problematico all’orizzonte è quello relativo a possibili sovrapposizioni tra le sanzioni irrogate da parte dell’AMLA e le sanzioni penali comminate all’esito di processi penali per gli stesi fatti. Le sanzioni AMLA potrebbero infatti essere considerate afflittive ai sensi della giurisprudenza Engel della CEDU e dunque porsi in rapporto di ne bis in idem con quelle giudiziarie, tanto più che i procedimenti penali correlativi potrebbero addirittura avere la loro scaturigine proprio nelle medesime informazioni recepite ed analizzate (con quale possibilità di approfondimento d’indagine, è tutto ancora da capire) dall’AMLA stessa, stante lo specifico obbligo che incombe in capo a quest’ultima di riferire alla EPPO qualsiasi condotta criminosa in relazione alla quale essa potrebbe esercitare la propria competenza (cfr. considerando 48 del Regolamento AMLA). In conclusione, l’AMLA – specie in coordinamento con la EPPO e le FIU – si prospetta come un potente strumento nella lotta ai sistemi di criminalità finanziaria che attentino al bilancio UE, finalizzata ad operare secondo il classico metodo-Falcone “follow the money”. Numerose le incertezze operative che come sempre si prospettano in casi del genere: evidente che a tale pacchetto europeo dovranno seguire le opportune norme di coordinamento interne ai paesi membri; certo è che l’Italia dovrà farci i conti molto presto, trovandosi al centro del mirino in quanto prima per danni al bilancio dell’Unione, peraltro anche in ragione del fatto che le frodi ai fondi UE paiono essere diventati il nuovo core-business del crimine organizzato. Non è certo un caso, a tal proposito, che sia in corso un progressivo, per certi versi inevitabile rafforzamento della cooperazione tra la EPPO e la DDA sicché sarà bene che gli operatori del diritto – avvocati in primis – si attrezzino per tempo ad operare in un contesto sempre più complesso, i cui confini travalicano ampiamente il proprio foro non solo territoriale ma nazionale. Irene Lepre Condividi: Articoli Recenti
La criminalità organizzata minaccia il bilancio UE: le indagini della Procura Europea a Trapani lo confermano.

Laura Kovesi: “La criminalità organizzata minaccia il bilancio UE”. Le indagini della Procura Europea a Trapani lo confermano. L’indagine della Procura Europea di Palermo ha portato a 14 misure cautelari personali, per un danno stimato di circa 8,7 milioni di euro 24 indagati, 14 misure cautelari personali, 8 milioni di euro circa di sequestro preventivo e 1 milione di euro sequestrati. Sono questi i numeri dell’indagine condotta dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza trapanese sotto la direzione della Procura Europea di Palermo che avrebbe consentito di disvelare la commissione di plurimi delitti di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, corruzione, malversazione e condotte di riciclaggio e auto-riciclaggio ai danni degli interessi finanziari dell’UE. La criminalità organizzata rappresenta una minaccia crescente e pervasiva anche per le finanze dell’Unione Europea. Lo ha dichiarato recentemente la Procuratrice Capo dell’Ufficio del Procuratore Pubblico Europeo (EPPO), Laura Kovesi, durante un’audizione presso la Commissione Europea. La sua analisi ha sottolineato un dato allarmante: l’impatto economico delle attività illecite sul bilancio dell’UE è “stratosferico”, con frodi che colpiscono in particolare i fondi europei. Queste parole trovano riscontro concreto nell’operazione condotta dalla Procura Europea di Palermo, che avrebbe portato alla luce un vasto sistema di truffe e corruzione in Sicilia. L’indagine, condotta con il supporto del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Trapani, ha rivelato un danno potenziale al Fondo Sociale Europeo 2014-2020 stimato in circa 8,7 milioni di euro. Un colpo alle finanze dell’UE Le parole della Kovesi sono emblematiche: “I danni economici causati alla UE da attività illecite legate alla criminalità organizzata sono descritti come stratosferici.” Questi numeri si riflettono nei dati dell’indagine siciliana, dove 24 persone risultano indagate per gravi reati tra cui truffa aggravata, corruzione, riciclaggio e auto-riciclaggio. Le accuse evidenziano come i fondi europei, destinati allo sviluppo sociale e formativo della regione, sarebbero stati dirottati a favore di interessi privati e criminali. Le misure cautelari emesse e i sequestri preventivi di circa 9 milioni di euro rappresentano una prima risposta concreta al tentativo di bloccare queste condotte illecite, ma il caso siciliano è solo la punta dell’iceberg. Un bilancio allarmante per l’UE Il Rapporto Annuale EPPO 2023, pubblicato il 1° marzo 2024, ha evidenziato l’enorme impatto finanziario delle attività illecite sul bilancio dell’Unione Europea. Con 1.927 indagini aperte e un danno stimato di oltre 192 miliardi di euro, l’UE deve affrontare una sfida cruciale nella protezione dei propri fondi. In questo contesto, l’indagine siciliana rappresenta un esempio di come la criminalità organizzata possa infiltrarsi in programmi di finanziamento comunitari, danneggiando lo sviluppo economico e sociale. Le parole della Kovesi non lasciano spazio a dubbi: “La criminalità organizzata non conosce confini e minaccia la stabilità economica dell’Unione.” Il caso di Trapani, con il suo sistema ben orchestrato di truffe e corruzione, ne sarebbe una dimostrazione concreta e allarmante. Condividi: Articoli Recenti