La Procura Europea al centro del corso di formazione svoltosi al Parlamento Europeo di Bruxelles

Si è svolto presso il Parlamento Europeo di Bruxelles il corso di alta formazione dedicato a “La Procura Europea: un nuovo paradigma per la giustizia penale in Europa”, promosso nell’ambito delle attività dell’Osservatorio Procura Europea (EPPO Observatory). L’iniziativa ha rappresentato un importante momento di confronto tra accademici, avvocati, magistrati e rappresentanti istituzionali sui principali temi legati all’attività della Procura Europea (EPPO) e all’evoluzione della cooperazione giudiziaria europea. Nel corso delle due giornate di lavori, articolate in panel tematici, approfondimenti tecnici ed esercitazioni pratiche, è emersa con forza la necessità di sviluppare competenze sempre più specialistiche in materia di diritto penale europeo, in un contesto caratterizzato da una crescente integrazione tra gli ordinamenti degli Stati membri. Ad aprire i lavori è stato l’avvocato Gianluca Pipitone, Presidente dell’Osservatorio Procura Europea, che ha sottolineato il valore dell’iniziativa e l’importanza di creare momenti di alta formazione dedicati agli operatori del diritto: «Questo corso rappresenta un passaggio fondamentale per comprendere le nuove dinamiche della giustizia penale europea e per rafforzare le competenze degli operatori del diritto chiamati a confrontarsi con l’EPPO. L’obiettivo è creare una rete professionale capace di affrontare con consapevolezza le sfide poste dall’evoluzione normativa e tecnologica». L’avvocato Alessandro Mazzone, membro dell’Organismo Congressuale Forense (nonché membro dell’osservatorio Procura Europea), ha portato il saluto dell’OCF e del suo coordinatore, avv. Fedele Moretti, evidenziando il ruolo sempre più centrale dell’avvocatura nel confronto con le nuove forme di cooperazione giudiziaria europea: «Sono estremamente grato all’on. Mantovani per averci dato l’opportunità di portare, nel cuore pulsante dell’Unione Europea, il nostro Osservatorio, con relatori di altissimo livello e temi di grande attualità. Nel recente Congresso dell’avvocatura, svoltosi a Torino, abbiamo approvato quasi all’unanimità una mozione, condivisa con l’Osservatorio EPPO, che mira a rafforzare le garanzie difensive nei procedimenti della Procura Europea. Essere qui a Bruxelles ci rende orgogliosi e ci stimola a impegnarci sempre di più per essere un punto di osservazione attento e vigile sull’attività della Procura Europea». Nel suo intervento istituzionale, l’Onorevole Mario Mantovani, Vicepresidente della Commissione Giuridica del Parlamento Europeo, ha evidenziato il valore strategico della Procura Europea nel rafforzamento dello spazio comune di giustizia dell’Unione Europea: «La Procura Europea rappresenta un pilastro fondamentale nel rafforzamento dello spazio di giustizia europeo. Occasioni come questa contribuiscono a costruire una cultura giuridica comune e a promuovere una cooperazione efficace tra gli Stati membri». Tra gli interventi più rilevanti, particolare attenzione ha suscitato il confronto tra la Procuratrice Europea Delegata francese, dott.ssa Cecile Soriano, e la Procuratrice Europea Delegata italiana, dott.ssa Maria Teresa Orlando, che hanno offerto un’analisi comparata dell’esperienza operativa dell’EPPO nei rispettivi ordinamenti nazionali, affrontando criticità applicative, strumenti investigativi e prospettive evolutive della cooperazione giudiziaria europea. Di grande rilievo anche l’intervento del prof. Lucio Camaldo dell’Università Statale di Milano, che ha approfondito origini, struttura e criticità operative della Procura Europea, offrendo una lettura scientifica del nuovo modello di integrazione giudiziaria europea. Ampio spazio è stato dedicato inoltre ai temi di maggiore attualità nel panorama del diritto penale europeo, tra cui il panel sul caso EncroChat e Sky ECC e sulle prove digitali transnazionali, con l’intervento dell’avvocato Walter De Agostino del Foro di Roma, che ha approfondito il tema dell’ammissibilità delle prove digitali e delle garanzie difensive nei procedimenti europei. Di particolare interesse anche il panel dedicato agli ordini europei di sequestro e confisca e alle ricadute sul diritto di difesa, con gli interventi della dott.ssa Caterina Scialla dell’Università Federico II di Napoli e dell’avvocato Alessandro Viglione del Foro di Milano. La seconda giornata si è concentrata sulle novità normative e sulla pratica della difesa nei procedimenti EPPO, con l’intervento della prof.ssa Stefania Lanni dedicato al tema della cosiddetta “colpa digitale” e ai nuovi scenari della responsabilità penale nell’era cibernetica. Particolarmente apprezzata dai partecipanti è stata inoltre l’esercitazione pratica dedicata alla simulazione della difesa di un cliente nell’ambito di un procedimento EPPO, coordinata dagli avvocati Irene Lepre (responsabile coordinamento scientifico dell’Osservatorio Procura Europea) del Foro di Napoli e Silvia Gazzetti del Foro di Milano, che ha consentito ai partecipanti di confrontarsi direttamente con le problematiche operative della difesa penale europea. I lavori sono stati moderati dagli avvocati Sonia Sommacal (socia fondatrice) del Foro di Belluno, Fabio Calderone del Foro di Padova e Matteo De Meo, Vicepresidente dell’Osservatorio Procura Europea, che hanno coordinato i diversi panel favorendo un confronto dinamico, concreto e costruttivo tra relatori, professionisti e partecipanti. Uno degli aspetti più significativi dell’iniziativa è stato proprio il dialogo tra colleghi provenienti da diverse realtà professionali e territoriali, che ha consentito un proficuo scambio di esperienze e competenze sui temi della Procura Europea e della cooperazione giudiziaria internazionale. Il pomeriggio del 5 maggio il corso si è concluso con una visita istituzionale presso la Commissione Europea, nei dipartimenti della DG JUST, dedicata all’approfondimento delle politiche europee in materia di giustizia, cooperazione giudiziaria e tutela dello Stato di diritto, offrendo ai partecipanti un’ulteriore occasione di confronto diretto con le istituzioni europee. L’evento si inserisce nel percorso avviato dall’Osservatorio Procura Europea per promuovere il dialogo tra istituzioni europee, avvocatura e mondo accademico, contribuendo alla costruzione di una cultura giuridica sempre più consapevole delle sfide poste dalla giustizia penale europea e dall’attività della Procura Europea.

La lotta europea al riciclaggio: in Italia ce ne siamo accorti?

La lotta europea al riciclaggio: in Italia ce ne siamo accorti? L’AMLA, Anti Money Laundering Authority, è l’Autorità Europea per la lotta al riciclaggio ed al finanziamento del terrorismo istituita con il recente Regolamento 1620/2024 del 31/5/2024 nell’ambito di un pacchetto di interventi di ampio respiro in materia attuato con la direttiva 1640/2024, relativa ai meccanismi che gli Stati Membri devono istituire per prevenire l’uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo e con il Regolamento 1624/2024 relativo alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario ai fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo . Si tratta di un nuovo, rilevante attore nel panorama europeo destinato ad operare a stretto contatto con la Procura Europea (EPPO) che, a dispetto dell’impatto che potrà avere nel c.d. penale finanziario, pare tuttavia passato paradossalmente in sordina, tenuto conto di quanto poco se ne è sinora discusso, quantomeno in Italia. La stessa creazione di tale Autorità dà la misura di come l’Unione Europea stia premendo sull’acceleratore della tutela dei propri interessi finanziari dai fenomeni di riciclaggio, tutela già affidata ad uno specifico mandato dell’EPPO a radicare la propria competenza ad indagare in materia (cfr. art. 4 della c.d. Direttiva PIF); ulteriormente rafforzata dall’istituzione – in seno ad essa, dal 2022 – dell’ARMLAB, vale a dire del Comitato consultivo per il recupero dei beni e in materia di riciclaggio, e soprattutto – nel 2015 – dall’istituzione delle FIU, Unità di Informazione Finanziaria indipendenti che operano a livello nazionale per raccogliersi ed analizzare le segnalazioni da parte dei soggetti obbligati relativamente a transazioni sospette, nonché dei dati trasmessigli dalle Autorità di Vigilanza (vd. La Banca d’Italia). L’AMLA si inserisce, pertanto, a chiusura di questo sistema di controllo, effettuando una supervisione diretta su enti creditizi e finanziari che operano in settori ad alto rischio ed indiretta – ma particolarmente incisiva – sulle attività delle Autorità di Vigilanza nazionali, potendo contare su di un variegato armamentario fatto di poteri decisionali vincolanti, di indirizzo ed ispettivi; possibilità di emanare sanzioni amministrative; possibilità di avvalersi del braccio operativo delle FIU nonché di un intenso coordinamento/ scambio di informazioni proprio con la EPPO.  Di particolare interesse, il compito affidato all’AMLA di curare una banca dati aggiornata contenente tutta una serie informazioni finanziarie che avrà recepito per metterle a disposizione, in via riservata, alle autorità di vigilanza e ad altre autorità nazionali ed internazionali che operano nel settore finanziario. Con che risvolti, è ancora tutto da stabilire: specie a considerare che tali informazioni possono includere, addirittura, anche solo dei sospetti che siano state compiute operazioni di riciclaggio o che sia stato commesso un tale reato o che esista un maggiore rischio a tale riguardo in relazione ad un soggetto obbligato (cfr. art. 11 n.4, 2°co., del Regolamento AMLA) e che di esse, proprio perché rese in via riservata, non è dato ancora comprendere quale uso si possa/ non si possa fare. Altro aspetto problematico all’orizzonte è quello relativo a possibili sovrapposizioni tra le sanzioni irrogate da parte dell’AMLA e le sanzioni penali comminate all’esito di processi penali per gli stesi fatti. Le sanzioni AMLA potrebbero infatti essere considerate afflittive ai sensi della giurisprudenza Engel della CEDU e dunque porsi in rapporto di ne bis in idem con quelle giudiziarie, tanto più che i procedimenti penali correlativi potrebbero addirittura avere la loro scaturigine proprio nelle medesime informazioni recepite ed analizzate (con quale possibilità di approfondimento d’indagine, è tutto ancora da capire) dall’AMLA stessa, stante lo specifico obbligo che incombe in capo a quest’ultima di riferire alla EPPO qualsiasi condotta criminosa in relazione alla quale essa potrebbe esercitare la propria competenza (cfr. considerando 48 del Regolamento AMLA). In conclusione, l’AMLA – specie in coordinamento con la EPPO e le FIU – si prospetta come un potente strumento nella lotta ai sistemi di criminalità finanziaria che attentino al bilancio UE, finalizzata ad operare secondo il classico metodo-Falcone “follow the money”. Numerose le incertezze operative che come sempre si prospettano in casi del genere: evidente che a tale pacchetto europeo dovranno seguire le opportune norme di coordinamento interne ai paesi membri; certo è che l’Italia dovrà farci i conti molto presto, trovandosi al centro del mirino in quanto prima per danni al bilancio dell’Unione, peraltro anche in ragione del fatto che le frodi ai fondi UE paiono essere diventati il nuovo core-business del crimine organizzato. Non è certo un caso, a tal proposito, che sia in corso un progressivo, per certi versi inevitabile rafforzamento della cooperazione tra la EPPO e la DDA sicché sarà bene che gli operatori del diritto – avvocati in primis – si attrezzino per tempo ad operare in un contesto sempre più complesso, i cui confini travalicano ampiamente il proprio foro non solo territoriale ma nazionale.   Irene Lepre Condividi: Articoli Recenti